23/3 20:13 Dresal: ...no, non sei l'unica...e come se non bastasse vedo "upgrade to pro today" ma che cavolo è?! Voi lo vedete?
19/3 1:01 Danatis: O.o sono solo io che vedo che le immagini di questa skin nn si hostano più?
14/3 13:59 Dresal: se i sogni sono figli dei vermi della decomposizione, allora la Morte non è altro che sorella del Sogno. Thanathòs e Morfeo...Eros.. .
7/3 14:24 Dresal: ...e se così fosse? insomma...io quella canzone non l'ho mai sentita...ma non è detto che non esista! Aiut!
6/3 19:12 Lady Branwick: sì. sarebbe davvero shoccante sognare una canzone mai sentita ma esistente!
6/3 14:44 Dresal: ma è possibile sognare una canzone che non esiste? O.o
Sai nascono così fiabe che vorrei dentro tutti i sogni miei e le racconterò per volare in paradisi che non ho e non è facile restare senza piu' fate da rapire e non è facile giocare se tu manchi aria come è dolce nell'aria scivolare via dalla vita mia aria respirami il silenzio Non mi dire addio ma solleva il mondo sì portami con te tra misteri di angeli e sorrisi demoni e li trasformerò in coriandoli di luce tenera e riuscirò sempre a fuggire dentro colori da scoprire e riuscirò a sentire ancora quella musica aria come è dolce nell'aria scivolare via dalla vita mia aria respirami il silenzio non mi dire addio ma solleva il mondo aria abbracciami volerò aria ritornerò nell'aria che mi porta via dalla vita mia aria mi lascerò nell'aria aria com'è dolce nell'aria scivolare via dalla vita mia aria mi lascerò nell'aria
Ridammi quel tempo che mi è sfuggito via, come sabbia di clessidra tra le dita. Dammi ancora il complice che sa capirmi, nei silenzi e nelle risa. Cos'è questo dolore straziante che mi soffoca e non mi fa piangere? Perchè ho il petto che brucia e pare che nessuno senta più le mie parole? Perchè questa solitudine in pezzi di giorni fragili che nemmeno la pioggia riesce più a sciogliere? Ciò che fa male è la presunzione nei loro occhi, convinti di saperni comprendere ancora. Io cambio e sboccio, come bocciolo di rosa appassita, come bruca che diviene farfalla effimera. Abbracciami ancora e dimmi che non andrai più via, che i nostri sogni rimangono scudi di acciaio che non arrugginisce di fronte a questo mondo crudele...
Ci sono certi episodi che sembrano logiche conseguenze di tutta un’esistenza. Delle conferme insomma, una sorta di conclusione ai vari capitoli del Libro che è la Vita. Qualche notte fa mi è capitato di fare un sogno strano ed intenso, anche se non molto più strano ed intenso dei miei soliti sogni. Questa volta però era molto più confuso.
Ricordo che tutto è iniziato con me ragazzina (avrò avuto 12-13 anni non di più) nella cucina della mia vecchia casa, con le luci soffuse quasi spente. Seduta al tavolo c’è una vecchietta inglese (sembrava Agatha Christie ma più magra e più alta) che sta scrivendo un racconto con una macchina da scrivere come si usava almeno 20-30 anni fa. La guardo incuriosita e mi siedo al tavolo della mia cucina, alla sua destra. Lei mi sorride e mi dice qualcosa su come scrivere i miei racconti, ma io non capisco, voglio carpirne il segreto. Sì, voglio penetrare in quel mistero che è la scrittura rivelatrice! In quel momento entra il marito della vecchietta, un vecchietto quasi calvo, alto come una pertica e dalla classica british aplomb. Si siede davanti alla moglie, quindi alla mia destra e lei gli dice di andare a prendere un rotolo di pergamena per me. ll vecchietto torna con quello che all’inizio mi sembra un gomitolo di carta cilindrico. La carta è porosa e spessa, piacevole al tatto. Inizio a srotolarla ed è tutta scritta. La calligrafia è bellissima ed elegante, come quelle del passato ed io capisco che in realtà è la mia calligrafia, qualunque cosa ci sia scritta l'ho scritta io. Guardo nuovamente la vecchietta e le dico che voglio tornare a scrivere così! Lei mi sorride e si rimette a battere i tasti della macchina da scrivere, allora la scena cambia.
Mi ritrovo nel cimitero dov’è sepolto mio nonno, alla mia sinistra c’è una lapide di pietra, terminante a punta. Alla mia destra c’è mia cugina N., seduta su una sedia da giardino, elegantissima, ma tutta vestita di nero, a lutto. Ha una velina di raso e pizzo a coprirle il volto, i capelli sono sciolti, e anche le mani sono coperte sin quasi al gomito da guanti neri di pizzo. Accanto a lei ci sono altre persone, sedute in fila sulle medesime sedie da giardino. In un primo momento non riesco a capire che sta succedendo, ma guardo le mie mani e stringo ancora quel rotolo scritto, fatto di carta porosa. Improvvisamente dall’apertura alla base della lapide salta fuori Greg, apparentemente spaventato...no, non spaventato, piuttosto confuso, spaesato. E' vestito con una camicia bianca e un panciotto scuro, ma tutti i suoi vestiti sono logori, usurati. Si aggrappa braccia e gambe alla lapide e il suo sguardo si posa su di me e su mia cugina, la quale sta pregando sottovoce.
Ho un vuoto d'infantile nostalgia dei sapori ricchi d'antichità, dei profumi di luce che m'accendono un'immutata allegria. Su ali leggere volo tra cisti dipinti d'acquarelli infiniti e di pareti di mirto che m'inebriano i sensi, di sughereti spogli in orazione al sole. Mi manca la voce dei preistorici sassi che muti ripetono un silenzio di pace... Ora il mio cuore tace! Pur digiuno ma sazio di sublime memoria melanconico riposo.
Non c'è bisogno di spiegare. Bisogna solo ascoltare o leggere. Chi deve sapere, sa, e tanto basta.
400 Giorni son 400 Passi mossi in una direzione inaspettata della Vita. 400 Giorni son 400 Lacrime che come pungenti Spine han solcato il volto di una Bimba. 400 Giorni son 400 Sorrisi che come il Sole in una stanza han rischiarato la Giornata. 400 Giorni son passati e non torneranno più Uno uguale all'Altro, ognuno con la sua importanza, il suo peso, la sua rabbia e la sua dolcezza. 400 Giorni son Frecce scoccate nel Cuore di una Giovane Donna che sanguina e non vuol smettere di palpitare ora che ha conosciuto l'Amore. 400 Giorni è la distanza che la separano dall'Infanzia, 400 Giorni per dirle ancora chi è.
Potessi avere uno strumento che al risveglio ritrascrivesse fedelmente e dettagliatamente i miei sogni non dovrei sforzarmi tutte le volte di ricordarli per scriverli il più minuziosamente possibile.
Sogno insolito in un’epoca insolita per me. Una casa immensa con infinite stanze ospita ragazzi di tutte le etnie e l’inglese è la lingua dominante. Le camere sono le più svariate, minuscole e anguste come sgabuzzini o ampie e colme di comodità come suite. Alla porta di alcune di esse ci sono ancora le chiavi, segno evidente che non sono occupate. Inizio a guardarne diverse per poter scegliere quella da occupare con il mio compagno. In una camera trovo un accappatoio bagnato gettato sul letto sfatto e per me è un chiaro indizio che è occupata dalle mie cugine. Ma non da LORO, da LEI e dall’ALTRA. Fatto insolito anche questo...
Appena entro nella camera che ho scelto (piccola ma confortevole) svanisco come spesso accade.
Nella casa adibita ad albergo si sta girando un film. Un lato della casa è sulla spiaggia. È autunno e quindi le piogge sono all’ordine del giorno. La scena in programma comunque va girata all’interno. Improvvisamente da una delle stanze esce un giovane uomo, è nudo, ma le pubenda sono coperte col lenzuolo che gli copre le gambe come una sorta di pareo all’orientale. I capelli sono di media lunghezza, gli coprono parte del viso ad ogni passo e son di colore castano-rossiccio. Cammina furioso per i corridoi, sbraitando in latino e si solleva un lembo del lenzuolo mettendoselo sopra la spalla, come un senatore romano. Appena intravede la troupe che sta girando il film si ferma e si sporge dalla ringhiera (è al piano superiore) ed esclama: “Sono Massimo Cesare Augusto ed in nome degli dèi voglio sapere che sta accadendo!” Il regista lo degna di uno sguardo beffardo, credendolo una comparsa o un attore in cerca di gloria inaspettata. Lo deride a parole e questo non fa che aumentare l’ira di Massimo Cesare Augusto che spicca un balzo dalla ringhiera atterrando come un felino sulle apparecchiature del regista. Chiede cosa sono quegli strumenti, sembra incredulo di tutta quella tecnologia che lo circonda e vedendo i suoi occhi il regista capisce che effettivamente M.C.A. viene da un altro tempo, e per la precisione (si è capito) dall’Antica Roma. Prevale la sua deformazione professionale ed inizia a riprenderlo in ogni sua reazione.
M.C.A. si accorge che gli sta accadendo qualcosa, che il regista lo guarda come se fosse un animale raro e fugge, chiudendosi a chiave nella camera delle mie cugine. Ora, non so se sia l’Una o l’Altra ad es...
Ahahahahah! Sì, ti ho trovato! Dietro un volto da fumetto, mi sei apparso. Esisti da sempre e il tuo volto è sempre quello che ho immaginato. Compagno solitario, padre severo, fratello crudele. Ma sei tu e sono io. Il Signore dei Sogni che si prende gioco dell’intera umanità cibandosi di Sé. In cosa, dimmi, saremmo diversi te ed io? Prende forma ciò che vogliamo, la Fede è d’altri tempi, la Divinità esiste da sempre, da prima del Tempo. Sei la mia Casa. Il Corpo stesso del mio Reame. Ne sei Padrone indiscusso ed io pure ti appartengo, appartenendomi e facendoti mio ogni notte.
"Sogno, la personificazione antropomorfa dei sogni e delle storie. È conosciuto con diversi nomi tra i quali Morfeo, Oneiros, il Plasmatore, il Principe delle storie e altri ancora. Sogno è uno dei sette Eterni che incarnano e regolano ognuno un particolare aspetto dell'esistenza umana come la morte o la disperazione"
"Gli Eterni sono una sorta di divinità superiore in quanto incarnano e si nutrono di sentimenti, atti e passioni comuni a tutti gli esseri senzienti e praticamente infiniti. Essi quindi esistono da prima che l'uomo potesse concepire l'idea di divinità. Sogno si nutre e prospera di tutte le manifestazioni oniriche, Delirio dalla pazzia e così via. In questo senso tutti i popoli hanno conosciuto gli Eterni, in una forma o nell'altra, e hanno attribuito loro molti nomi. All'interno degli Eterni un posto speciale ha Morte che, come lei stessa dice, era già in attesa quando il primo essere vivente apparve e continuerà ad esistere anche dopo la fine dei tempi. Nel corso delle migliaia di anni in cui è stato a contatto con gli uomini, Sogno si contamina sempre più con le loro passioni passando dall'essere un dio freddo e razionale fino a diventare un essere capace di crescere e soffrire"
"Il luogo dove Morfeo regna e dove sono ambientate alcuni degli episodi è il regno del sogno. Qui Morfeo può fare qualsiasi cosa desideri attingendo alle idee e alla forza di tutti i sognatori. Oltre ai sogni e agli incubi vi si trovano infatti vari essere curiosi come la viverna, il grifone e il cavallo alato che fanno la guardia alla porta del palazzo, Mervin lo spaventapasseri con la testa a forma di zucca, Caino e Abele in eterno litigio tra di loro. Menzione particolare per Matthew, il corvo di Sogno, che in precedenza era un uomo, perfetto contraltare alle divinità che pullulano nella serie con il suo modo così umano, pratico e disincantato di vedere il mondo. Altra idea particolarmente ben riuscita è il bibliotecario Lucien e la biblioteca del sogno in cui sono presenti tutti i libri che le persone hanno sognato o solo favoleggiato d...
Io non so a che gioco tu stia giocando, Sir. Ogni volta cambi le regole come più ti aggrada, ogni volta le carte sul tavolo cambiano misteriosamente. Sei un grande giocatore o semplicemente un baro? A me tocca adeguarmi, gioire e soffrire a seconda dei tuoi capricci. Ancora una volta i tuoi silenzi mi rimangono sconosciuti. Non ti capirò mai sino in fondo. Sei l’ossessione di un’eternità e il vuoto dell’immensità. Ogni volta, secondo i tuoi bisogni. Certo, ogni volta tu mi dici che devo abituarmi, stare a questo tuo folle e macabro gioco. Sei un sadico bastardo. E l’unica verità che di te conosco è che sei diventato un bisogno di cui non posso più fare a meno. L’accecante arroganza anche all’ombra della morte è la tua decisione di lasciarmi sola in un’attesa senza scopo
E mi dici che oramai è finito e questo è falso E che non ti ho mai realmente amato E questo è brutto E perché non ti basta, la violenza Di uno sguardo trascorso Ma vuoi di più e non ti ferma Il tuo odio nascosto
RIT : stai fermo lì e ti guardo poi ti perdo E in ogni frase in ogni attesa lieve dentro e fuori il mondo, starò lì
E mi dici che sarai mio amico E non ci credo Che mi chiamerai se sarai solo Io ora rido E perché non ti basta Questa stanza che si riempie di vuoto Sarà sofferenza o che cosa Un dolore da poco
RIT : Stai fermo lì e ti parlo poi ti perdo E io ogni frase in ogni attesa lieve Dentro e fuori il mondo sarò lì Sarò lì
E dormirai mentre ti ascolterò Sorriderai ma non ci crederò Maledirai ciò che sono e sarò E me lo dirai ma dimenticherò
RIT : Stai fermo lì e ti parlo Poi ti perdo E in ogni frase e in ogni attesa lieve Dentro e fuori il mondo sarò lì Sarò lì Sarò lì Sarò lì
Amici e compagnia ridente, un week end al mare, occasione da non perdere perché abbiamo una casa tutta nostra ad un prezzo stracciato. Ma in quella casa non ci mette piede nessuno da molto tempo: è polverosa, le persiane in legno si rompono subito appena vengono toccate ed ogni mobilio è ricoperto con lenzuola bianche. Mentre stiamo controllando tutte le stanze mi vola un pipistrello gigante a pochi centimetri dal viso. Dopo un primo momento di spavento inaspettato, rido e mi rivolgo a mia cugina: “Hai visto quel pipistrello?” Lei ride a sua volta: “Veramente ne hai uno sulla spalla. Che bellino!” Mi volto verso destra, la parte dove di solito sento Lui e c’è questo enorme pipistrello appollaiato sulla mia spalla. Averlo così vicino è inquietante, quindi cerco di farlo volare via, ma il pipistrello infastidito mi morde l’indice sinistro. Non si vuole spostare dalla mia spalla e me lo porto addosso sino a sera.
Qualcosa mi prende male, forse il morso del pipistrello. Prendo mia cugina in disparte, la faccio sedere sul letto di quella che forse dovrebbe essere la nostra stanza e le dico che deve ascoltarmi. Mi rendo conto di avere una voce strana, ma non posso farci nulla e il pipistrello è sempre sulla mia spalla destra. Mia cugina prova a protestare, ridendo a disagio, ma poi qualcosa in me e nei miei modi la agita, si tira le coperte sino al petto e si porta vicino la luce di una lampada, così che lei è nel cono di luce, mentre io rimango in penombra. Allora inizio a raccontarle una storia antica, ma il racconto è così vivido e realistico che nel sogno stesso è come se fossimo trasportate nel racconto che sto narrando.
C’è un’immensa vallata verde, siamo in Inghilterra, e si stanno affrontando 2 eserciti per il controllo di un castello/roccaforte. Io e mia cugina siamo sopra la vallata e ci guardiamo capendo tutto appena vediamo le insegne della famiglia Branwick. Mia cugina è vestita da contadina, da popolana...ed io da monaco! L’esercito di Lui è nettamente inferiore di numero a quello del nemico, che tra l’altro detiene pure la roccaforte e a mia cugina salta in testa improvvisamente di andare ad avvisarlo. Inizia a correre giù per la vallata ed io la seguo urlando di fermarsi, che è pericoloso, che non è il caso di interferire. Ma lei non sente ragioni. Assistiamo alla battaglia e, nonostante tutto, riusciamo a raggiungere la roccaforte. Davanti a noi ci sono gli uomini del Sir massacrati, ma Lui è ancora in piedi davanti al comandante avversario e lo sentiamo esclamare: “Non è ancora finita. Non si è sconfitti fintanto che non si arrende o non cede il condottiero. Siamo io e te, ti sfido per l’esito della battaglia.” Il Sir e il comandante nemico (un uomo sui 40 anni, dalla lunga barba color del ferro della sua stessa armatura, grosso e possente più del Sir) vengono alle armi dopo una serie di parole di sfida e risate di scherno. Lo scontro è cruen...
Sono stata in Silenzio troppo a lungo, lo ammetto. E i Silenzi sono Tombe da cui difficilmente si ritorna indietro. Ma, ehi, sono ciò che sono e il Vento non può tacere a lungo per me.
In questi mesi ho capito molte cose, cose che difficilmente si vuole e si riesce ad ammettere a se stessi. Il Sogno può lasciare ferite non visibili ma che pulsano e fanno dannatamente male. Il Sogno è il più dolce dei piaceri e il più straziante dei dolori. Allora ecco la soluzione: la verità è relativa, perciò scegline una che funzioni. La Verità vera non è di questo mondo, ti servono intere vite per afferrarne la veste, ti ci puoi solo avvicinare in questo tempo.
Io l'ho accettato. Le mie ferite da Sogno sanguinano in eterno, le lecco e sto bene. Il piacere si mescola al dolore, mi confonde e mi droga, ma sono sempre io a dominare. Sono la Padrona del Regno e perciò ti darò la Chiave per affrontare tutto questo: una libbra della mia carne pulsante che assorba ciò che più temi. In cambio TU cosa mi darai? Camminerai con me per un po'...e tanto mi basta...
Enough about you, let's talk about me My ego refuses to hear or see To be distressed by your reality
Don't give a fuck about you, it's all about me I know I control the struggle to be pseudo-free to keep loss at arms' length to make you bow and bend
So come and get me babe Come invade my mind Chew and tell me what my shit tastes like
So come and take me babe Are you of my kind? Laughing in denial when the end is nigh
Enough about you, let's talk about me My disastrous lies will make you bleed for me And I will lure you into my reality
Don't give a fuck about you, it's all about me For I am the big star and you're just a wanna-be, wanna be
with me Keep your love at arms' length Can't make me bow and bend
So come and get me babe Come invade my mind Chew and tell me what my shit tastes like
So come and take me babe Are you of my kind? Laughing in denial when the end is nigh
So come and get me babe Come invade my mind Chew and tell me what my shit tastes like
So come and take me babe Are you of my kind? Laughing in denial when the end is nigh
So come and get me babe Come invade my mind Chew and tell me what my shit tastes like
So come and take me babe Are you of my kind? Laughing in denial when the end is nigh
“Che solo i sogni siano veri è un’intuizione: le parole sono sgorgate assieme alla musica. Però ne sono convinta anche a livello razionale. La realtà è finta, gonfia di bugie, strabordante di cattive informazioni. Il sogno è autentico, se intendiamo non quello che fai di notte, ma il desiderio, la realtà parallela in cui vivere. È la nostra fonte di sincerità all’interno di questa società.”
Parole più precise non avrei potuto trovarne. Gianna Nannini ha fatto con la musica ciò che io faccio regolarmente con la scrittura, ovviamente con risultati ben diversi e più modesti. Per me e per coloro che mi stanno accanto e mi sono cari. Eppure, ho bisogno di definire tutto ciò ancora meglio. L’intuizione di una notte, sgorgata con le parole, riflessioni solitarie che qualcuno dall’altro capo del telefono per una volta coglie, o meglio, ha voglia di cogliere.
Sì, è proprio così. Quella realtà parallela in cui vivere è proprio il Sogno. Ciò che voglio celebrare in questo mio piccolo spazio. Quella realtà, però, è quella in cui una parte di me vive costantemente, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo, quotidianamente. Sinora sono riuscita a mantenere l’equilibrio e anche ben visibile, ora invece mi viene più difficile, avverto questa dissonanza che opprime e pesa, cerco di spiegarla ma il risultato è il contrario di quello voluto. Immaginate di sentire, dalla mattina alla sera, una parte di voi che non vi segue, che non partecipa della vostra vita “normale”: a lavoro, in famiglia, con gli amici, col proprio compagno non siete mai presenti al 100%, avvertite -e non più a livello inconscio- che una parte di voi proprio non c’è, è da tutt’altra parte e potete capire questo luogo solamente in determinate circostanze. A me capita con la scrittura. Sì, quando scrivo le due parti di me sono perfettamente unite, al 100%, in un unico spazio, in un unico luogo, in un unico tempo, in un unico essere. Ma sono sola.
Ed ora pensate ad un senso di solitudine perenne, che striscia dentro di voi, anche quando siete con gli amici più cari, anche quando siete innamorati. Questo è la sensazione di ogni giorno. Solo raramente questa solitudine non c’è stata, perché qualcuno ha condiviso con me esattamente quella sensazione di dissonanza, dandomi l’idea e creandomi da sola l’illusione di percorrere la mia stessa strada di vita, di aver forse trovato un compagno per sempre. In una parola posso definire queste persone come Muse e, ancora, destinatari delle mie storie. Ma sono passeggeri, in ogni senso.
Sì, perché scrivendo io creo il filo conduttore che permette al lettore di giungere nel Sogno, di giungere a me, al mio nucleo più vero. Apro la porta e permetto a lui o a lei di entrare nella realtà in cui vivo perennemente, in cui sono imprigionata. Da solo non potrebbe farlo, io sono la soglia, sono la porta, ho la chi...