23/3 20:13 Dresal: ...no, non sei l'unica...e come se non bastasse vedo "upgrade to pro today" ma che cavolo è?! Voi lo vedete?
19/3 1:01 Danatis: O.o sono solo io che vedo che le immagini di questa skin nn si hostano più?
14/3 13:59 Dresal: se i sogni sono figli dei vermi della decomposizione, allora la Morte non è altro che sorella del Sogno. Thanathòs e Morfeo...Eros.. .
7/3 14:24 Dresal: ...e se così fosse? insomma...io quella canzone non l'ho mai sentita...ma non è detto che non esista! Aiut!
6/3 19:12 Lady Branwick: sì. sarebbe davvero shoccante sognare una canzone mai sentita ma esistente!
6/3 14:44 Dresal: ma è possibile sognare una canzone che non esiste? O.o
Il Corvo è appoggiato sul davanzale della mia finestra e mi guarda ridendo della mia umanità e delle sue pretese. Gracchia di gioia e apre le ali chiedendomi dove voglio volare, se sono disposta ad essere il vento del suo uragano. Silenzio.
Il corvo mi guarda più penetrante e attraverso i suoi occhi navigo in mari sconosciuti e tempestosi, seguendo le note di una canzone a me destinata. Leggenda e storia sono confuse e sbiadite, attraverso il pianto, le risate e le grida. Nei suoi occhi dorati i misteri del mondo e la Storia come non l’avete mai conosciuta. Le montagne sono un trono, i venti piangono in lutto, le onde si inchinano e gli uomini muoiono. È nato un Re e ha la luna come corona, la sua voce come scettro che guida ed incatena: “Siate con me sino alla fine dei tempi!”. È rimasto immobile e paziente per secoli, attraverso la rabbia e attraverso il dolore, attraverso castelli di pietra e di sabbia.
Per capire dovrete udire la sua voce, tra la luce e il buio dell’inferno, si avvolge intorno a me come un filo di perle nere, in memorie bianche e nere. Non c’è più posto per nascondervi dietro il vetro, in fumo e specchi, la parola dissolve velocemente le poche certezze e girando la pagina l’inverno si confonde con la primavera, per ritrovarvi, come me, a cantare la vostra storia, non ancora scritta né vissuta.
"Ecco, vengono a prendermi. Lo so, sento i loro passi pesanti, volgari, mentre rivoli di sangue scivolano dai polsi stretti con infamanti catene di ferro arrugginito. Un mostro, questo sono ai loro occhi. Eppure i loro sguardi feriscono più delle scudisciate che hanno lacerato la mia carne. Può un mostro soffrire così, piangere lacrime amare? La morte non mi ha portato via con sé, sono solamente un burattino in mano a questi signori del nulla. Cercano conoscenza con le loro torture, ma cosa vogliono scoprire da me se i miei occhi non riescono più a guardare il sole e i miei ricordi si perdono nelle pieghe più oscure della storia? Oh sì, agli occhi di questa gente benpensante io sono il mostro contro cui sfogare le loro cieche paure e la loro impotente rabbia. Perché sono l’unico a poter sopportare entrambe."
Cosa vai cercando, Cavaliere d’ombra, con l’elmo e la spada, nel buio più scuro di questa notte da vivi? I diafani raggi lunari illuminano la tua armatura, rendendoti più spettrale al passaggio, accompagnato dal sordo rumore degli zoccoli... Nulla, tu hai comandato, deve disturbarmi, mentre evoco la tua storia ebbra di sangue, o amaro lo scotto sarà da pagare, per il folle che osa contro di te! E così vedo...appesa ad un vecchio doccione... Sento il tocco gelido e leggero delle tue dita, sulle mie tempie febbricitanti, mari di sangue in fiamme sono dinanzi a me e demoni danzanti che mi irridono. È questo che vuoi io descriva? O le mie parole? Il mondo dei mortali giace immobile ed ignaro, la nebbia s’avanza nella notte, come dita sensuali sul corpo di un amante, sento il tuo respiro di morte e passione, Cavaliere, mentre sussurri al mio orecchio il Tormento di cui sei padrone. E mi ritrovo umiliata di fronte a te, inginocchiata nel fango e piangente, hai strappato il mio cuore, eppure vivi in esso! Con eleganza ti insinui nei miei pensieri, penetrandoli nel più profondo, il tuo cuore è nero e non batte, ma commuove, al di là della tua anima dannata. non è il dono oscuro che mi hai concesso, ma qualcosa di più gentile e meno misericordioso: hai morso il mio animo ed ora vago, condannata a narrare, nel passato che ti ha deluso e reso furioso, nelle pieghe più oscure del tuo Essere. Non aver più paura, Cavaliere... Stai davvero per vivere in eterno!
Mi hanno domandato spesso: "Ma non ti piacerebbe essere il Sovrano, piuttosto che il Buffone di Corte?" La risposta è sempre la stessa: No. E di questa risposta la gente se ne stupisce sempre. Eppure è così facile comprendere...
Può forse un Re sognare di essere un Giullare? No. Può un Giullare sognare di essere un Re? Sì. E ci riuscirà. Sempre. Nulla è come il sogno, il sogno può tutto, nel sogno tutto è possibile.
Il Re ha doveri e responsabilità, il suo ruolo gli impone la serietà e il rigore. Il Giullare invece ha l'unico dovere di divertirsi e far divertire ed è l'unico a possedere il privilegio di potersi prendere gioco del Sovrano stesso. La Corte ride per il Giullare, ma non di lui, non oserebbe mai, perchè nessuno è in grado di prendere in giro un Buffone, se non il Buffone stesso.
Quindi, a chi mi chiederà ancora "Perchè non vuoi essere il Sovrano, invece che il Buffone?", risponderò: No, grazie. Non c'è niente come il sogno. E se qualcuno penserà che i miei sogni siano piccoli, perchè in essi pensa di non ritrovare l'ambizione rispondo ancora: non c'è niente come il sogno. Se non puoi più sognare che razza di uomo sei? Il Sovrano per sentir comune è posto in cima alla gerarchia della corte, ma il Giullare? Non ha posto in questa piramide. E' al di sopra di ognuno, può essere ciò che vuole.
Dunque, chi ha il potere più grande? Il Sovrano o il Giullare? Il Sovrano non può più sognare in grande, il Giullare continua a farlo. E l'ambizione è solo un giochetto da bambini in confronto.
Tutti gli uomini sognano, non però allo stesso modo. Quelli che sognano di notte, nei polverosi recessi della mente si svegliano al mattino per scoprire che il sogno è vano. Ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi, giacchè ad essi è dato vivere i sogni ad occhi aperti e far sì che essi si avverino.
Le bocche strangolano le parole niente è come il sogno Guardiamoci in faccia sino alla morte non ci sono altre anime da comprendere
Osservando nei tarocchi, la carta dell'Eremita che sorregge una lampada, pensiamo a Diogene. Il filosofo greco, a chi gli domandava che cosa stesse cercando, rispondeva: «...poiche in Atene non esistono che pazzi, sto cercando l'Uomo mio». Certo intendeva dire un uomo savio, cosa evidentemente difficile in tutti i tempi. L'Eremita porta non a caso il numero nove. Nove è il numero del triangolo ternario: la perferzione della perfezione, simbolo della Verità Moltiplicato per se stesso o sommato ai numeri che lo precedono, dà sempre nove. Avicenna, il grande medico e filosofo arabo, nonché astronomo e matematico, affermava che non esiste altro numero che il nove e i suoi multipli, più un eccedente che è lo zero. La prova del nove è l'operazione che ci consente di verificare l'esattezza del calcolo. Il nove, come ultimo numero della serie di nove cifre, ci comunica la fine di un ciclo, il compimento di un percorso che chiude il cerchio. Da qui avrà inizio una nuova fase che si svolgerà su di un altro piano, una vera e propria trasmutazione. Nove mesi è il tempo della gestazione di un essere umano.Nove sono le muse che rappresentano tutte le scienze e le arti conosciute dall'uomo. Secondo l'esoterismo islamico, scendere nove gradini senza cadere significava avere il dominio sui nove sensi, intesi come aperture di comunicazione del corpo umano col mondo che ci circonda. In tutti i riti e le religioni troviamo il numero nove riferito all'ordine, alla perfezione. In astrologia la carta dell'Eremita viene associata a Saturno, che rappresenta la razionalità, la solitudine, la forza d'animo, da cui deriva l'autosufficienza, il bisogno di sintesi, la tenacia, il rigore, l'inflessibilità e soprattutto la perseveranza. L'Eremita è l'essere che si distacca dalla sua materia animale per intraprendere il lungo e difficile cammino della Sapienza, fatto di rinunce e di sacrifici. Il Tempo gli è amico. L'esagramma numero nove de I King è l'immagine del vento che soffia alto nel cielo e raduna le nuvole, ma non vi è ancora la pioggia. Bisogna attendere. Per una mente che cerca la luce è il momento della virtù. Nella Cabala è Yesod = Fondamento.
Secondo l'opinione dei più noti studiosi dei Tarocchi, la figura dell'Eremita è una delle più rappresentative specialmente da un punto di vista antropologico, dato che ogni suo significato è in relazione alla persona umana, alle sue inclinazioni, alle sue passioni ed alle sue idiosincrasie. Le caratteristiche dell'Eremita sono la soli...
Vorrei sputarti in faccia tutto il mio disprezzo, restituirti le parole di fango donatemi in un colpo di coda d'adolescenza. Come faina ti sei intrufolato nel mio cuore, ne hai aperto le porte e fatto razzia delle mie paure come la più spietata delle volpi.
Ti sussurrerò la mia gratitudine per avermi insegnato ad odiarti con la stessa intensità con cui ti sei fatto amare... e poi dimenticare...
...E ancora una volta torno al mio primo unico vero Amore. Il mio Demone. Madama Solitudine banchetterà con le mie carni quando sarà giunto il momento. Per ora, vinco ancora io, ancora una volta, sempre. Sempre.
Strappato quando è stato realizzato, le parole si ricordano ancora, ma il cantore non più. Ora capisco perchè la pesantezza di certe parole, perchè vagabonda, perchè nave o isola. Perchè Giullare. La parola è sorella gemella della mia visione, ma è un quadro che vedo solo io e tale dovrà rimanere, ancora una volta. Ora capisco che non vi è focolare sicuro per me e che le soste del mio peregrinare sono solo momentanee, pur lunghe o brevi che siano. Ora so che Casa per me non esiste, perchè il mio cuore non sarà mai in pace, finchè non tacerà per sempre. Forse è per questo che bramo la Morte e canto di Lei come la mia più intima compagna. E' l'unica, in fondo, a cui confesso i miei pensieri più profondi. L'unica che capisce senza perdersi nel suono così bello e soave delle parole. Mi guarda dritta negli occhi e beve le mie lacrime, così come Amore le ha scaturite.
Ci sono tante assurdità e inutilità a questo mondo. Come può necessariamente sostituirsi il centro dovendo per forza annullarlo?
Sai nascono così fiabe che vorrei dentro tutti i sogni miei e le racconterò per volare in paradisi che non ho e non è facile restare senza piu' fate da rapire e non è facile giocare se tu manchi aria come è dolce nell'aria scivolare via dalla vita mia aria respirami il silenzio Non mi dire addio ma solleva il mondo sì portami con te tra misteri di angeli e sorrisi demoni e li trasformerò in coriandoli di luce tenera e riuscirò sempre a fuggire dentro colori da scoprire e riuscirò a sentire ancora quella musica aria come è dolce nell'aria scivolare via dalla vita mia aria respirami il silenzio non mi dire addio ma solleva il mondo aria abbracciami volerò aria ritornerò nell'aria che mi porta via dalla vita mia aria mi lascerò nell'aria aria com'è dolce nell'aria scivolare via dalla vita mia aria mi lascerò nell'aria
Ridammi quel tempo che mi è sfuggito via, come sabbia di clessidra tra le dita. Dammi ancora il complice che sa capirmi, nei silenzi e nelle risa. Cos'è questo dolore straziante che mi soffoca e non mi fa piangere? Perchè ho il petto che brucia e pare che nessuno senta più le mie parole? Perchè questa solitudine in pezzi di giorni fragili che nemmeno la pioggia riesce più a sciogliere? Ciò che fa male è la presunzione nei loro occhi, convinti di saperni comprendere ancora. Io cambio e sboccio, come bocciolo di rosa appassita, come bruca che diviene farfalla effimera. Abbracciami ancora e dimmi che non andrai più via, che i nostri sogni rimangono scudi di acciaio che non arrugginisce di fronte a questo mondo crudele...
Ci sono certi episodi che sembrano logiche conseguenze di tutta un’esistenza. Delle conferme insomma, una sorta di conclusione ai vari capitoli del Libro che è la Vita. Qualche notte fa mi è capitato di fare un sogno strano ed intenso, anche se non molto più strano ed intenso dei miei soliti sogni. Questa volta però era molto più confuso.
Ricordo che tutto è iniziato con me ragazzina (avrò avuto 12-13 anni non di più) nella cucina della mia vecchia casa, con le luci soffuse quasi spente. Seduta al tavolo c’è una vecchietta inglese (sembrava Agatha Christie ma più magra e più alta) che sta scrivendo un racconto con una macchina da scrivere come si usava almeno 20-30 anni fa. La guardo incuriosita e mi siedo al tavolo della mia cucina, alla sua destra. Lei mi sorride e mi dice qualcosa su come scrivere i miei racconti, ma io non capisco, voglio carpirne il segreto. Sì, voglio penetrare in quel mistero che è la scrittura rivelatrice! In quel momento entra il marito della vecchietta, un vecchietto quasi calvo, alto come una pertica e dalla classica british aplomb. Si siede davanti alla moglie, quindi alla mia destra e lei gli dice di andare a prendere un rotolo di pergamena per me. ll vecchietto torna con quello che all’inizio mi sembra un gomitolo di carta cilindrico. La carta è porosa e spessa, piacevole al tatto. Inizio a srotolarla ed è tutta scritta. La calligrafia è bellissima ed elegante, come quelle del passato ed io capisco che in realtà è la mia calligrafia, qualunque cosa ci sia scritta l'ho scritta io. Guardo nuovamente la vecchietta e le dico che voglio tornare a scrivere così! Lei mi sorride e si rimette a battere i tasti della macchina da scrivere, allora la scena cambia.
Mi ritrovo nel cimitero dov’è sepolto mio nonno, alla mia sinistra c’è una lapide di pietra, terminante a punta. Alla mia destra c’è mia cugina N., seduta su una sedia da giardino, elegantissima, ma tutta vestita di nero, a lutto. Ha una velina di raso e pizzo a coprirle il volto, i capelli sono sciolti, e anche le mani sono coperte sin quasi al gomito da guanti neri di pizzo. Accanto a lei ci sono altre persone, sedute in fila sulle medesime sedie da giardino. In un primo momento non riesco a capire che sta succedendo, ma guardo le mie mani e stringo ancora quel rotolo scritto, fatto di carta porosa. Improvvisamente dall’apertura alla base della lapide salta fuori Greg, apparentemente spaventato...no, non spaventato, piuttosto confuso, spaesato. E' vestito con una camicia bianca e un panciotto scuro, ma tutti i suoi vestiti sono logori, usurati. Si aggrappa braccia e gambe alla lapide e il suo sguardo si posa su di me e su mia cugina, la quale sta pregando sottovoce.
Ho un vuoto d'infantile nostalgia dei sapori ricchi d'antichità, dei profumi di luce che m'accendono un'immutata allegria. Su ali leggere volo tra cisti dipinti d'acquarelli infiniti e di pareti di mirto che m'inebriano i sensi, di sughereti spogli in orazione al sole. Mi manca la voce dei preistorici sassi che muti ripetono un silenzio di pace... Ora il mio cuore tace! Pur digiuno ma sazio di sublime memoria melanconico riposo.